Tuesday, March 27, 2007

Le Monde selon Gad


Envoyé spécial - gad elmaleh
Vidéo envoyée par arielou
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Monday, February 26, 2007

Martin Scorsese Finally Wins His First Oscar













No comments :-) But what a joy, seeing these friends sharing this
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Monday, February 19, 2007

Fastfood Test (From the documentary "Super Size me")

Let's have an idea on what would happen to McSandwishes,McFries if we put them in a jar for a while... Lire la suite...

Friday, February 09, 2007

Il campo di calcio per un antropologo












Albert Camus, che fu portiere della squadra di calcio di Algeri, scrisse: “Tutto ciò che so in fatto di morale e responsabilità l’ho imparato dal calcio”


Nel mondo classico, lo stadio è sempre stato un luogo di competizione, ma anche di pace.
Fin dai tempi di Olimpia, infatti, i giochi implicavano una tregua tra le diverse città greche. Lo stadio era un luogo sacro, una sorta di zona extraterritoriale dove vigevano le regole della competizione nobile e leale. Regole che consentivano ai nemici, che si rispettavano reciprocamente, di confrontarsi sul terreno del gioco. Nel tempo, però, lo stadio subito un’evoluzione, diventando un’arena, un luogo dominato soprattutto dallo spettacolo e dallo scontro. Il pubblico vi si ritrova per assistere ad una lotta, da cui usciranno vincitori e vinti. Si tratta di una lotta simbolica, che, attraverso una forma di catarsi collettiva, libera gli spettatori dalle tensioni reali.

Per molto tempo questa catarsi, pur non esente da momenti drammatici, ha conservato una connotazione gioiosa, priva di ogni violenza reale. Mi ricordo, infatti, che, quando da bambino andavo con mio padre ad assistere alle partite della nazionale francese, lo stadio era sempre un’occasione di una festa collettiva, un momento di emozioni condivise.

Proprio per questo la cerimonia che si celebra allo stadio ricorda le cerimonie religiose. Si tratta di una religione immanente, che, pur essendo senza trascendenza e senza dio, dà luogo ad un rito collettivo che della religione conserva l’ambivalenza. Come la religione, infatti, la cerimonia sportiva consente di ritrovarsi insieme in uno stesso culto per disinnescare i conflitti e celebrare la pace, ma come la religione può essere all’origine di conflitti capaci di degenerare in vere e proprie guerre.

Purtroppo oggi questa seconda possibilità prevale di frequente. Naturalmente, negli stadi – e soprattutto in occasione delle partite di calcio – non è mai mancata una forma di violenza simbolica, violenza all’interno del gioco e violenza verbale tra i tifosi delle diverse squadre. Tuttavia, in passato, essa restava sempre sul piano simbolico, consentendo allo spettacolo sportivo di esorcizzare la violenza sociale presente nella società.
Allo stadio, infatti, noi spettatori proiettiamo il nostro desiderio di violenza sui corpi dei giocatori, i quali la mettono in scena all’interno di uno scontro simbolico. Da qui, tra l’altro, certa critica marxista che in passato ha rimproverato al calcio, nuovo oppio dei popoli, d’inibire i conflitti sociali.
Oggi la situazione è cambiata e questo modello sembra non funzionare più come in passato.
La violenza simbolica dello sport sembra non essere più in grado di dar luogo all’esorcismo collettivo.

Il rituale della partita diventa allora l’occasione per passare dalla violenza simbolica a una violenza reale che, priva di significati politici o sociali precisi, si scarica quasi integralmente sui tifosi delle altre squadre, sulla polizia o sui giocatori.
Gli attori di questa violenza, gli ultrà, sono figli della spettacolarizzazione ad oltranza dello sport.

Essi non sono più semplici spettatori, sono diventati parte integrante dello spettacolo, favoriti spesso dai dirigenti delle squadre di calcio. Oltretutto agiscono in un contesto in cui la professionalizzazione ha tolto allo sport la dimensione ludica. Nel calcio dominato dal denaro assistiamo a forme di folle accanimento su di sé e sugli avversari che producono accanimento e follia anche nei tifosi. E se la violenza si manifesta soprattutto negli stadi, è perché questi sono il luogo di un rito magnificato dalla televisione. In una società dominata dalle immagini, dove tutto è ridotto a spettacolo, si esiste solo se si è al centro dell’immagine.

Per molti individui, esistere significa mostrarsi al centro del teleschermo. Per chi si sente escluso, la violenza diventa un modo per accedere al mondo delle immagini. Solo che anche la violenza, per avere “senso” ha bisogno di mostrarsi, deve essere esibita e spettacolarizzata. Gli stadi, con il loro dispositivo di telecamere sono il luogo ideale per esibire questa violenza senza controllo, senza regole, senza referenti, per la quale a volte si parla impropriamente di violenza tribale. Una tribù, per quanto primitiva, implica sempre un’organizzazione, una gerarchia e delle procedure d’arbitraggio.

In uno scontro tribale si fa di tutto per canalizzare e controllare la violenza. La violenza degli ultrà invece sembrerebbe sfuggire atutto ciò, sembra essere puramente gratuita e preoccupata solo d’essere spettacolare.

La minaccia degli ultrà ha trasformato profondamente la realtà degli stadi, i quali per altro sono spesso connotati da una dimensione grandiosa. Per progettarli, infatti, vengono chiamati architetti di fama, i cui progetti esaltano la dimensione
Spettacolare che ha investito lo sport. Eppure al loro interno, queste grandi cattedrali di cemento e acciaio sono piene di barriere, reti e divisioni.
Quando gli spettatori si mettono tutti insieme a fare la “ola”, offrono l’immagine di una fluidità armoniosa che coinvolge in un unico entusiasmo i tifosi delle due squadre. E’ un’immagine ingannevole.
Nella realtà le divisioni sono profonde e l’architettura degli stadi risponde all’esigenza di tenere separate le tifoserie. Di conseguenza, la segregazione all’interno degli stadi riproduce la segregazione presente nella società.
Gli ultrà sono degli emarginati, anche se poi provano a costruirsi una nuova identità, identificandosi con una squadra che spesso non ha più nessun legame diretto con la loro realtà. Insomma, sugli spalti - che un tempo erano il luogo di una tregua che lasciava all’esterno tutti i conflitti - oggi ritroviamo l’esclusione e la frustrazione presenti nella società, con tutta la loro carica di rancori esplosivi. Da qui la crescente militarizzazione degli stadi, da dove alla fine ci giunge un messaggio diametralmente opposto a quello che lo spettacolo sportivo vorrebbe idealmente trasmetterci.
(Testo raccolto da Fabio Gambaro)

Source: www.repubblica.it Lire la suite...

Monday, January 29, 2007

"Je l'ai bien dressé, elle le sait bien"

J'irai dormir chez vous - Belgique - "Je l'ai bien dressé"



"On catalogue un peu trop vite le monde arabo-musulman de machisme, de sexisme ou de tout autre hiérarchisation entre les hommes et les femmes."
C'est avant tout à cela que m'a fait penser cette vidéo.
Oui,il est évident qu'elle ne représente pas tous les Belges, ni tous les Européens, ni même tout le village oû a été tournée cette scène.
Elle bouscule cependant certains clichés; des réactions de ce genre n'ont pas de frontières. Lire la suite...

Wednesday, January 24, 2007

Adel Imam - Rotana "Hala Show"....2 parts

Adel Imam - Rotana "Hala show" ep 2 part 1


Adel Imam fi Rotana "Hala show" ep 2 part 2


La9atatt: Adel Imam kihdrr 3la " Charlie Chaplin, Molière, Aristophane, Naghib Mahfouz" Lire la suite...

Monday, January 15, 2007

Quelques mots de Pablo Neruda

"Il meurt lentement celui qui devient esclave de l'habitude, refaisant tous les jours les mêmes chemins, celui qui ne change jamais de repère, ne se risque jamais à changer la couleur de ses vêtements ou qui ne parle jamais à un inconnu" Lire la suite...

Saturday, January 13, 2007

War against landmines : a wonderful "Human/Rat" partnership


Hero Rats
envoyé par nabukho


I don't really like rats, don't even like to see them. These ones are even 3 times bigger than the "urban" rats (aie aie aie).
However, watch this video, it's about an extraordinay partnership between human and rats.It's about saving lives. The purpose of this team is to detect landmines in Mozambique.Simple and efficient. Lire la suite...

Thursday, December 14, 2006

Monty Python - International Philosophy Soccer Match

Welcome everybody to the stadium.Who's gonna win? Socrates and Plato team or Kant's and Nietzsche's one.Bet and Think! Lire la suite...

Thursday, December 07, 2006

Sex and Koweït city...! comme chez nous?? et les autres?

Le Sexe dans le monde arabe!!!




En lisant cet article...je voyais beaucoup de similitude avec le Maroc, et surement avec beaucoup d'autres pays du monde arabe. Le sujet est trés délicat, assez tabou, et les solutions difficiles à trouver, difficiles à proposer. En tout cas, une grande frustration "sexuelle" est visible chez nous...et elle engendre facilement la violence.
J'ajoute juste cette caricature de "Abdellah Derkaoui", (Source:www.lematin.ma.....eh oui). Selon moi, le spradrap en X aurait aussi pu être sur la bouche des deux hommes... Non?? Ils n'abordent pas plus le sujet que ces dames.

Voici le texte intégral de l'article:

La répression ne peut pas régler la question de la misère sexuelle dans le pays, estime le quotidien Al-Seyassah. Il est temps d’envisager d’autres solutions, comme légaliser des “espaces de liberté”.
Chaque fois que la police arrête une jeune immigrée asiatique pour “débauche et prostitution”, on se demande s’il faut en rire ou en pleurer. On peut aussi se demander s’il ne s’agit pas simplement d’une déplorable agitation médiatique destinée à satisfaire les islamistes qui demandent l’instauration d’une “cité vertueuse” où régnerait une morale tirée de leur conception particulière de la religion. La réponse est claire comme de l’eau de roche. Une approche aussi superficielle que la surenchère policière, politique et religieuse ne pourra pas résoudre le problème de la misère sexuelle dans notre pays. Même en mobilisant toutes nos forces répressives, en condamnant les “déviants” à la peine de mort, on ne réglera pas le problème de la prostitution. Soyons lucides et tentons d’avoir une approche rationnelle des choses. Ce problème n’est pas lié à quelques Asiatiques qui se prostituent, mais à la structure démographique de notre pays, où la plus grande part de la population est constituée de jeunes hommes célibataires qui ne peuvent pas libérer leur énergie sexuelle. Une majorité de Koweïtiens ont entre 15 et 25 ans. S’ajoutent les immigrés, pour la plupart des hommes de moins de 30 ans, auxquels nos lois interdisent de faire venir leur famille. Si les riches des classes favorisées peuvent satisfaire leurs besoins sexuels par le mariage, les maîtresses ou les voyages à l’étranger et que ceux des classes moyennes peuvent se débrouiller en louant des garçonnières, les plus défavorisés sont dans l’incapacité d’avoir des rapports sexuels. Auraient-ils moins de droits que les animaux ? De nombreuses études sociologiques et psychologiques montrent que la frustration sexuelle produit des troubles psychiques et peut provoquer un état générateur de violence et d’abus contre les femmes et les enfants. Cela pèse également sur la croissance économique, cette frustration rendant nos jeunes dépressifs et inhibant leur productivité. Nous partageons ce problème avec de nombreux autres pays musulmans. Dans la république islamique d’Iran, cela a donné lieu au développement du mariage mut’a, en Egypte au mariage ‘urfi et en Arabie Saoudite au mariage misyar [les mariages mut’a et ‘urfi sont des mariages temporaires ; le mariage misyar permet à l’homme d’échapper aux contraintes financières auxquels il est normalement contraint vis-à-vis de l’épouse ; ces formes de mariage, même contestées, ont une existence réelle en tant que soupapes de sécurité.] Dans certains pays, on s’est efforcé de comprendre la dimension du problème et on a ouvert des “espaces de liberté”. Quant à nous, au Koweït, nous étions par le passé parmi les plus tolérants [des pays du Golfe]. Il y avait plusieurs lieux à l’intérieur de l’enceinte de la vieille ville de Koweït permettant d’avoir des relations sexuelles, et nous n’avions pas à souffrir de ce problème.
Les esprits éclairés du pays ne doivent donc pas céder aux pressions exercées par les groupes religieux qui prêchent une religiosité superficielle et propagent l’hypocrisie sociale. Cessons de compter sur des policiers qui se vantent de victoires à la Pyrrhus qu’ils remportent au détriment des plus faibles.

Shamlan Youssef Al-Issa
Al-Seyassah
Source: www.courrierinternational.com
Source originale: Al-seyassah
Lancé comme hebdomadaire en 1965, devenu quotidien à partir d'avril 1968, c'est un titre de tendance moderne. Il est aussi l'éditeur d'Arab Times, un quotidien koweïtien en anglais.
Les deux publications ont le même rédacteur en chef : Ahmed Al-Jarallah. Posted by Picasa

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Sunday, December 03, 2006

Al Jawala Konzert...war wunderbar





















Al Jawala - Balkan Big Beats

Es war ein wunderbar konzert in jazzhaus (Freiburg)!!!anyway my german is not fluent at all...i was saying how wonderful was a concert @ Jazzhaus (Freiburg - Bade Wurtemberg).Al Jawala, a young band full of energy, playing jazz...jazzily, with Orientalistic and Balkan influences.They played for 2h30 jumping saxophonisticaly all around, derbouka and drums, violins and Bass, and even Didjerido tunes.Here is their promotion-video and a link to their website. Lire la suite...

Wednesday, November 29, 2006

Un des plus beaux tableaux...je trouve

L'école d'Athènes de Raffaello Sanzio


PS:Dans le titre se trouve un lien qui permet d'avoir les noms de certains des personnes présentes sur le tableau Lire la suite...

Monday, November 27, 2006

Questo calcio si prende troppo sul serio - “Il calcio é solo un piacere”


“Il calcio é solo un piacere”; un comique Italien demande à jouer 5 min lors de n’importe quel match du championnat Italien de cette année. Le sport reste un plaisir, un partage, une bataille...sur les terrains et à armes égales.
Voici le texte,

Gnocchi: "Fatemi giocare in A"

L'appello del comico: "Chiedo che una squadra mi faccia giocare anche solo cinque minuti prima della fine del campionato. Chi intende ingaggiarmi mi scriva"

MILANO, 27 novembre 2006 - Questo non è uno scherzo. Io, Gene Gnocchi, 51 anni, nel pieno possesso o quasi delle mie facoltà mentali, chiedo che una squadra di A mi tesseri e mi faccia giocare anche solo cinque minuti prima della fine del campionato.
Sono disposto a superare qualunque test psico-fisico-attitudinale dentro e fuori dal campo. Le ragioni di questa decisione sono essenzialmente 5 e tutte di specchiata e inattaccabile levatura morale:
1. Questo calcio si prende troppo sul serio. La squadra che decidesse di farmi giocare dimostrerebbe un senso dell'ironia almeno pari a quello di Maurizio Mosca quando sostiene per l'ennesima volta che Kakà l'ha già preso l'Ascoli.
2. Questo calcio ha bisogno di un volto nuovo fuori da tutti i giochi, di uno che quando è in campo faccia dire alla gente: di sicuro non è della Gea.
3. La vittoria al Mondiale ha riportato in auge il calcio italiano, ma in Europa continuano a dire che c'è poco spettacolo: ecco, io sono l'uomo giusto.
4. Ho sempre sognato che una velina a cena, guardandomi negli occhi, dopo avermi visto in campo, mi dicesse: "Ti trovo molto attraente anche se non sapevo nemmeno che mestiere facessi".
5. Se Bettarini ha un programma in tv la domenica pomeriggio perché io, allo stesso orario, non posso giocare in serie A? Ieri a "Quelli che il calcio e…" hanno già aderito alla campagna Marcello Lippi, ex c.t. della Nazionale, Cristiano Lucarelli del Livorno e Attilio Tesser. Se vuoi dimostrarmi il tuo sostegno, o sei una società che intende ingaggiarmi o provinarmi, scrivimi a quellichegnocchi@rai.it e postagazzetta@rcs.it. Insieme possiamo cambiare.


Texte de : Gene Gnocchi
Source: Gazzetta.it Lire la suite...

Tuesday, November 21, 2006

Foucault sur Bachelard


Une idée/Une Question:

- Oui, lisons tout

- Des phénomènes mineurs...y en a-t-il vraiment!!? Lire la suite...

Friday, November 10, 2006

Poetry words from mawlana "Jalaluddin Rûmi"



















« La vérité est un grand miroir

tombé du ciel qui s’est brisé

en mille morceaux. Chacun

en possède un tout petit morceau

et croit détenir toute le vérité. »
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Thursday, November 09, 2006

Une Vérité qui dérange - ALLEZ ABSOLUMENT VOIR CE FILM

C'est un "film-conférence" sur les conséquences dramatiques du réchauffement climatique.Tout le monde est concerné Lire la suite...

Saturday, November 04, 2006

"J'irai dormir chez vous" - Maroc [ Part 5 ]

Marr7abane - Ma maison c'est ta maison, toi comme mon frère Lire la suite...

Thursday, November 02, 2006

Ghir tsswira - Just a picture - Juste une photo

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Fellini - About Life

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Wednesday, October 18, 2006

Le cirque de Calder


- When u were a child, did u asked urself:
For how long will i keep playing with my toys?
- Did u wished to make it last forever?
:-)
- Is life a Game?
Maybe somedays...

Alexander Calder, was an artist.
Look @ these videos, look @ Calder's joyful face, smiley eyes (well...i said eyes)


Two years ago, i've visited an exhibition about his works...i should say 'his games' or 'his life'
I liked it, and im thinking somedays...should the Game stop anyway?
Maybe not

Hope u'll enjoy it

Cirque de Calder - Part I


Cirque de Calder - Part II


Cirque de Calder - Part III


Cirque de Calder - Part IV
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